Mapuche
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5 agosto 2010
Cile, per favore, ascolta.
Un altro sciopero della fame di ‘prigionieri politici’ Mapuche che cercano di far valere i propri diritti.
Di: Alexandra Tomaselli.

A quasi un anno dalla morte del giovane Mapuche Jaime Mendoza Collio nell’ennesimo scontro con le forze di polizia avvenuto il 12 agosto 2009, il mondo Mapuche è scosso e concentrato negli sforzi per comunicare la terribile vicenda dei propri ‘prigionieri politici’.

23 detenuti nelle carceri di Temuco, Valdivia e Concepción hanno iniziato uno sciopero della fame (di assunzione di liquidi) indefinito il 13 luglio, tramite un proprio comunicato pubblico, ripreso anche da TeleSurTv (http://www.telesurtv.net/).

Il 26 luglio altri 7 detenuti del carcere di Angol si sono uniti in questa protesta silenziosa, e silenziata. I media, infatti, non ne parlano. Come su due binari, le notizie scorrono parallele come in due mondi separati: da un parte quello degli organi internazionali e le ONG che si occupano di diritti umani, e dall’altra, la popolazione cilena, pressoché ignara dei fatti.

Il giornale nazionale El Mercurio non riporta nessuna notizia, neppure nei propri archivi, come denunciato da Alitio Borón nel tabloide argentino Página 12, ripreso poi da Publimetro cileno nelle notizie dell’estero. Un giornale distribuito gratuitamente nelle metro, quindi, è stato l’unico a parlarne, e nella sezione ‘estero’ (si veda http://www.publimetro.cl/. Quando si cerca ne El Mercurio qualsiasi notizia relativa a questi fatti, si leggono le notizie che la FARC sia collegata ai Mapuche (sic!) o si trova una foto dia uno sciopero (huelga) nella regione di Potosí, in Bolivia (!).

Secondo il rapporto annuale 2010 della Comisión Etica contra la Tortura, ente indipendente che si occupa della promozione dei diritti umani in Cile, si sarebbero 36 ‘prigionieri politici’ Mapuche, altre fonti, tra cui Alito Borón su Página 12, affermano che siano attualmente 57, ma probabilmente il numero reale è più alto. Queste persone sono state incarcerate perché arrestate ed accusate di atti di un improbabile ‘terrorismo’ in applicazione della ormai tristemente nota legge antiterrorista N.18.314 del 1984, emanata durante la dittatura Pinochet e mai abrogata. Questa legge prevede, tra l’altro, istituti di dubbia legalità, come i ‘testimoni senza volto’ (testigos sin rostro), ossia testimonianze da parte di persone che rimangono sconosciute agli imputati e agli avvocati di questi, aprendo un ampio spazio per la discrezionalità e l’imparzialità delle testimonianze.
La Corte Interamericana dei Diritti dell’Uomo ha condannato il Cile per l’uso della giustizia militare sui civili sin dal 2005, eppure questa pratica continua senza sosta.

Finora si sono organizzate moltissime marce di protesta, il 1 agosto nelle città di Concepción, Temuco, Valdivia, Santiago e Valparaiso, ed ora ve ne sono altre programmate una ad Osorno domani, venerdì 6 agosto, ed una globale il 12 agosto.
Quando il Cile inizierà ad ascoltare le richieste di un giusto riconoscimento dei diritti fondamentali per i propri popoli indigeni? Il dibattito sul riconoscimento costituzionale è ad un punto morto. Il 6 luglio scorso è stata tolta la ‘somma urgenza’ all’atto di riforma, per tornare, quindi, ad essere un dibattito qualunque, ma che si trascina dal 2007, se non dal 1999. La Convenzione della OIT N.169, unico trattato internazionale vincolante sui diritti dei popoli indigeni e in vigore, in teoria, in Cile fin dal 15 settembre 2009, è, almeno, per fortuna, applicata dai giudici, ma mancano ancora tutte le necessarie riforme.
Cile: quando ascolterai i tuoi popoli?

Per altre notizie si veda anche:
http://www.mapuexpress.net

Per la maratona internet di alcuni artisti cileni in solidarietà con il popolo Mapuche: http://www.livestream.com/raulacevedo

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