Mapuche
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8 aprile 2011
Cile: richiedono il rilascio dei leader mapuche condannati.
A pene detentive da 20 a 25 anni.

Fonte: PrensaLatina

Santiago del Cile, 8 apr (Prensa Latina) Rappresentanti del movimento mapuche hanno ribadito in una dimostrazione nel centro di questa capitale la richiesta di liberazione dei quattro leader di questa comunità condannati duramente dopo un processo qualificato qui come un'aberrazione giuridica. “liberare, liberare, il mapuche per lottare”, era lo slogan che scandivano gli esponenti dei popoli originari del Cile che, in una nuova marcia lungo il passeggio Ahumada a Santiago, hanno chiesto ieri sera un processo giusto e senza Legge Antiterrorista per Hector Llaitul, Ramon Llanquileo, Josè Huenuche e Jonathan Huillical.

Durante la dimostrazione, la portavoce dei quattro contadini, Natividad Llanquileo, ha denunciato un’altra volta lo sfondo politico del severo verdetto contro gli indigeni, condannati a pene detentive da 20 a 25 anni, per il presunto coinvolgimento in un attacco contro un pubblico ministero nel 2008.

Llaitul ed i suoi compagni, individuati come i leader della Coordinatrice Arauco Malleco (CAM), sono stati oggetto di un verdetto della giustizia cilena a partire da dubbiosi testimonianze di testimone senza volto, ricorso utilizzato dal pubblico ministero sotto una controversa norma che risale alla dittatura di Augusto Pinochet (1973-1990).

Insieme alla Llanquileo, parenti dei detenuti ed una vasta rappresentazione del popolo mapuche hanno chiesto di conseguenza l'annullamento del cosiddetto giudizio di Cañete, comune del centro-sud di Bio Bio, querela presentata settimana scorsa dalla difesa dei detenuti davanti alla Corte Suprema.

Ieri, è stata resa nota una lettera dei quattro leader incarcerati, in cui hanno esposto i motivi dello sciopero della fame che eseguono dal 15 marzo, misura che, hanno sottolineato, manterranno fino a quando non verranno giudicati da un tribunale competente e imparziale.

Per le comunità mapuche, la sentenza del tribunale di Cañete dimostra la persecuzione dello Stato contro il gruppo etnico, con lo scopo di interrompere la lotta per il recupero di terre strappate a vantaggio delle imprese private.
Moises Scherman, dirigente sociale e membro del Comitato Esecutivo della Nuova Forza di Sinistra del Cile, ha fatto notare che le false accuse del procuratore Mario Elgueta e l'ulteriore condanna ai leader del CAM dimostra chiaramente “che ci troviamo di fronte ad un processo politico”.

“Vogliono tenerli dietro le sbarre per sempre”, sottolinea Scherman, “perché la piattaforma di lotta del CAM, è una sfida a coloro che difendono con le unghie e con i denti le istituzioni ereditate dalla dittatura e dal modello economico neoliberale in vigore”.
Ig/crg/tpa
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