Mapuche
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31 gennaio 2008
CILE: Attivisti indigeni sospendono sciopero della fame dopo 111 giorni.
Giannina Milich.
SANTIAGO, 31 gennaio 2008 (IPS) - Il presidente della Conferenza episcopale del Cile ha sottolineato lo sforzo dell’attivista indigena per i diritti umani Patricia Troncoso, che ha appena sospeso il più lungo sciopero della fame nella storia cilena, per richiamare l’attenzione sulla piaga del popolo Mapuche.

“Ciò che chiedo è uno sforzo maggiore per valutare un popolo che ha una storia, una cultura e una visione del mondo diversa da quelle 'predominanti'. Dobbiamo imparare a saper vivere in una cultura multietnica”, ha detto all’IPS il vescovo Alejandro Goic.

Goic, che lunedì ha annunciato la sospensione dello sciopero della fame di Troncoso, durato 111 giorni in risposta ad una proposta del governo di benefici carcerari, ha ribadito che il dialogo e il rispetto sono le scelte più ragionevoli per risolvere il problema dei Mapuche.

In carcere dal 2002, Troncoso e diversi altri attivisti mapuche sono stati condannati a 10 anni di prigione con l’accusa di incendio doloso e atti terroristici, oltre al pagamento di un’ammenda di 840mila dollari all’impresa Forestal Mininco, vicino Temuco, nel sud del Cile, di proprietà di una delle famiglie più ricche del paese.

Nel dicembre 2001, un incendio ha distrutto 100 ettari di pineta che ufficialmente appartengono all’impresa forestale, ma che sono stati rivendicati dai popoli indigeni in quanto parte del loro territorio ancestrale.

Al momento del processo contro gli attivisti, il governo di Ricardo Lagos (2000-2006) ha invocato una controversa legge anti-terrorismo che risale alla dittatura militare di Augusto Pinochet (1973-1990).

Grazie a questa legge, 100 testimoni hanno potuto non rivelare la loro identità nelle deposizioni. Secondo i difensori dei diritti umani e le famiglie degli attivisti, è stato un processo farsa. Troncoso - che è stata ricoverata in ospedale il 13 gennaio in gravissime condizioni di salute - insieme ad altri 4 attivisti mapuche, aveva cominciato lo sciopero in ottobre, bevendo solo acqua e mate, il tradizionale infuso di erbe. Ma gli altri avevano sospeso il digiuno dopo due mesi.

Chiedevano il rilascio di una ventina di “prigionieri politici” Mapuche, l’allentamento delle pressioni dell’esercito sulle comunità indigene che si battono per le loro terre storiche, e una revisione del processo sul caso dell’incendio alla Forestal Mininco.

Il territorio ancestrale dei Mapuche abbraccia la punta meridionale del Sud America, attraverso Argentina e Cile. Secondo le statistiche del 2006, i Mapuche - che rappresentano l’87 per cento dei popoli indigeni del paese - contano circa 923mila individui, in questo paese di 15,6 milioni di abitanti.

Le leggi adottate durante il regime di Pinochet prevedevano incentivi come terra e sussidi alle aziende forestali e ad altre imprese interessate ad aprire attività nelle aree sottosviluppate del paese. Le comunità Mapuche, che generalmente non hanno titoli formali per rivendicare la loro proprietà, sono stati costretti ad abbandonare gran parte delle loro terre.

Dalla fine della dittatura, alcune famiglie sono state risarcite con nuovi lotti. Ma le nuove proprietà sono generalmente inferiori alle tenute da cui sono stati mandati via con la forza.

Le comunità mapuche lamentano inoltre la brutalità e le discriminazioni della polizia, la povertà estrema e la distruzione delle regioni selvagge del sud del Cile.

Il vescovo si è detto fiducioso del fatto che il Comitato interministeriale creato dal governo di centro-sinistra di Michelle Bachelet a metà gennaio permetterà di fare progressi significativi, anche in altri settori.

Un’opinione analoga è stata espressa dall’avvocato José Aylwin, codirettore dell’Osservatorio per i diritti indigeni. “Ritengo positivo che vi sia uno strumento di coordinamento per rendere possibile il dialogo, purché sia accompagnato da altre misure”, ha commentato all’IPS.

Lunedì scorso, l’amministrazione Bachelet ha nominato l’ex consulente presidenziale Rodrigo Egaña commissario per gli affari indigeni. Il suo compito principale, promuovere il dialogo tra comunità indigene, Commissione nazionale per lo sviluppo indigeno (CONADI) e governatori delle province.

In collaborazione con il ministero della Pianificazione, il Comitato interministeriale valuterà anche la portata e l’attuazione di politiche pubbliche legate alle comunità indigene, e lavorerà con il parlamento per raggiungere il pieno riconoscimento costituzionale dei popoli nativi del Cile.

Ma il senatore Nelson Avila della coalizione al governo ha detto all’IPS di non aspettarsi molto dal Comitato interministeriale, finché mancherà la volontà politica di affrontare i problemi basilari.

Rispetto all’offerta del governo di alcune concessioni a Troncoso, secondo Avila “è una proposta emersa in un momento di disperazione, quando ormai la tensione era arrivata al limite”. All’inizio di quest’anno, Avila ha chiesto all’Organizzazione degli Stati americani (OSA) di mediare nel conflitto Mapuche.

Secondo Aylwin, l’offerta “è un piccolo passo verso il dibattito su altri temi. Se la petizione non fosse stata accettata, il rischio di Patricia di morire e il clima di tensione inter-etnica avrebbero potuto innescare episodi di violenza”.

Troncoso, che ha perso più di 25 chili, è ancora in condizioni critiche in un ospedale della città di Chillán, 400 chilometri a sud della capitale. Quando la sua salute migliorerà, verrà trasferita all’ospedale di Temuco, la capitale della provincia di Araucaria, 670 chilometri a sud di Santiago.

”Ieri era in condizioni davvero pessime, e secondo il suo dottore la situazione non può andare avanti così, bisogna trovare una soluzione”, ha riferito Goic.

L’offerta del governo prevede il trasferimento della 38enne Troncoso - che non è un’indiana mapuche - e degli attivisti mapuche Juan Millallen e Jaime Marileo, anch’essi condannati nello stesso processo, nel Centro per l’educazione e il lavoro (CET), uno speciale penitenziario rurale.

A Troncoso e Millallen sarebbero stati concessi dei permessi di uscita nei fine settimana, e a Marileo solo le domeniche, a partire da marzo.

Secondo l’alleanza dell’opposizione di centro-destra, formata dai partiti Renovación Nacional (RN) e Unión Democrata Independiente (UDI), la proposta del governo è un cattivo segnale.

Il senatore dell’UDI Jovino Novoa ha detto martedì che la concessioni fatte a Troncoso rappresentano una sconfitta del governo, e una minaccia per l’ordine pubblico. “Quando la violenza viene premiata in ogni caso, l’unica cosa che si ottiene è più violenza”, ha sostenuto.

Ma secondo il capo di Stato maggiore José Antonio Viera-Gallo, la legge anti-terrorismo è stata applicata erroneamente al caso di Troncoso, e l’offerta del governo non viola la legislazione vigente.

“[Troncoso] continuerà a scontare la sua pena, e non è stata graziata perché questo non è possibile" nel caso delle persone condannate secondo questa legge anti-terrorismo, ha detto Viera-Gallo parlando a radio Agricultura, che ha annunciato che la controversa legge dovrebbe essere riesaminata, una volta che le tensioni si saranno attenuate.

Troncoso e altri attivisti incarcerati avevano già proclamato lo sciopero della fame nel 2006, avanzando le stesse richieste. In quell’occasione, avevano sospeso lo sciopero quando il parlamento sembrò sul punto di approvare una bozza di legge che avrebbe concesso ai prigionieri il rilascio sulla parola.

Ma il Congresso respinse la proposta di legge, suscitando le forti critiche delle organizzazioni sociali.

Il conflitto Mapuche ha richiamato l’attenzione e le preoccupazioni degli attivisti in Europa, negli Usa e in Australia, dove sono state organizzate diverse manifestazioni di solidarietà e sciopero della fame.

Il malcontento e gli scontri violenti con la polizia sono aumentati nella regione di Araucania, dopo che lo studente di agronomia di 22 anni Matías Catrileo è stato colpito a morte all’inizio di questo mese in un incidente tra gli attivisti mapuche e i “Carabineros” in una proprietà privata.

“Le ferite sono profonde”, ha detto Aylwin. “Lo stato ha usato la violenza, e c’è stata anche una reazione da parte dei popoli indigeni, che in alcuni casi hanno usato la forza per rispondere alle violenze della polizia”.

Secondo Goic, le responsabilità sono di entrambi. “Se non siamo capaci di risolvere questa situazione, il problema continuerà a persistere, e andrà a vantaggio dei gruppi radicali minoritari, che talvolta sono fortemente anarchici e vogliono che il conflitto sia violento”. (FINE/2008)

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