Mapuche
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13 gennaio 2008
Ucciso alla schiena giovane Mapuche di 22 anni durante una manifestazione pacifica
per: Alexandra Tomaselli
Il 4 gennaio è stato ucciso alla schiena un ragazzo Mapuche di soli 22 anni, Matías Valentín Catrileo Quezada, studente di agronomia alla "Universidad de la Frontiera" di Temuco (Cile), nel corso di una manifestazione pacifica Mapuche. Un gruppo di Mapuche si era riunito in un campo a Vilcún, nella IX regione del Cile, per manifestare pacificamente allo scopo di recuperare il terreno di Santa Margherita.

Matias Catrileo
Matias Catrileo.

Da una prima ricostruzione sembra che siano improvvisamente arrivati alcuni Carabineros e abbiano iniziato a sparare. Una delle pallottole avrebbero quindi raggiunto Matías Catrileo, colpendolo alla schiena. Secondo alcuni testimoni, la pallottola è entrata dalla schiena all'altezza dei polmoni ed è fuoriuscita dallo stomaco.

I gruppi Mapuche sostengono di aver manifestato in maniera pacifica, i Carabineros di aver represso una manifestazione violenta. Rimane in ogni caso l’uccisione violenta di un giovanissimo Mapuche.

Dell’avvenuto è stato dapprima incolpato l’ufficiale Walter Ramírez Espinoza. Ora il sergente Héctor Osorio Albornoz.

Per la testimonianza di alcuni dei presenti e vedere alcune immagini in ricordo a Matías Catrileo, si veda (in spagnolo) su:
www.nuestrocanto.net

Oppure su YouTube
http://www.youtube.com/watch?v=xB5buPlWIrI

Le manifestazioni di protesta che sono ovviamente seguite all’uccisone del giovane Mapuche, hanno avuto esito pressoché identico: la repressione.

A Temuco nella piazza Teodoro Schmidt (Lautaro) si sono riuniti nei giorni scorsi decine di manifestanti, per fare un marcia pacifica. I Carabineros però hanno disperso le persone con acqua e lacrimogeni e arrestato 19 persone, tra le quali la madre, la sorella e la fidanzata di Matías, nonché due giornalisti de “La Nación”.

Simili le modalità di repressione anche a La Concepción e Santiago. Nonchè in Argentina (Wajmapu), dove i molti Mapuche “argentini” si riunirono lo scorso 8 gennaio di fronte alla ambasciata cilena a Buenos Aires per protestare pacificamente son stati violentemnte dispersi.

In questi giorni forze speciali della polizia e Carabineros controllano diverse parti della Araucanía, nelle località di Collipulli y Quepe, per, afferma il governatore di Malleco Rubén Quilapi, permettere di sedare rapidamente irruzioni di “incappuciati”.

I fatti che sconcertano non solo la comunità Mapuche per la gravissima perdita, ma anche la comunità internazionale, è la continua incapacità (o mancanza di volontà) da parte dello Stato Cileno di mostrarsi interessato alle comunità Mapuche.

Alex Lemun
Alex Lemun.

Nel 2002 un altro giovane, di 17 anni, Alex Lemún rimase vittima di uno scontro a fuoco con Mapuche. Il responsabile della morte, Marcos Treuer, è tuttora in piena libertà e lavora ancora nel corpo dei Carabineros.

Dall’autunno cinque prigionieri Mapuche si trovano ancora in carcere accusati di atti di terrorismo secondo la legge antiterrorista emanata ancora al tempo di Pinochet. Tre hanno dovuto abbandonare il loro sciopero della fame dopo circa 90 giorni in gravissime condizioni di salute. Due proseguono lo sciopero, anche se una delle quali, Patricia Troncoso, è già ricoverata in ospedale da dopo Natale e contro il parere dei medici continua lo sciopero della fame.

Tutto ciò avviene nel silenzio totale da parte del Governo Cileno. Gli stessi delitti commessi da “cileni” o da Mapuche vengono giudicati in base a leggi differenti (i Mapuche con –l’aggravante della legge antiterrorista menzionata).

Nonostante il miglioramento della protezione dei diritti delle popolazioni indegne cilene fosse uno dei punti della campagna della presidente Michelle Bachelet, nulla è stato fatto a riguardo. Anzi.

Lo scorso 13 settembre 2007 è stata approvata dalla Assemblea Generale dell’ONU, la Dichiarazione Universale per i Diritti delle Popolazione Indigene, firmata anche dal rappresentante cileno. Mentre la ratifica della Convezione numero 169 del 1989 della Organizzazione Internazionale del Lavoro, che rimane lo strumento fondamentale di tutela, è oggetto dell’agenda politica cilena solo in questi giorni, ed inoltre alcuni senatori hanno avanzato la proposta di recepirla nell’ordinamento cileno in maniera restrittiva, specie circa l’articolo 35 della convenzione stessa.
Si veda per ulteriori informazioni al sito:
http://www.ecoceanos.cl/index.php?option=com_content&task=view&id=5434

L’esperto internazionale di diritti umani e diritti di popolazioni indigene in Sud America José Bengoa sè anche recato in prigione ad Angol a trovare i prigionieri. Si può leggere la sua testimonianza al sito http://www.azkintuwe.org

Ci si domanda se la presidente Bachelet si ricordi ancora dei giorni oscuri che seguirono la presa del potere di Pinochet. Ci si domanda se il Cile sia davvero una democrazia nascente. Ci si domanda perché il Cile debba avere diritto di essere ammesso agli organi ONU che si occupano dei diritti umani, invece di molti alti paesi che hanno dimostrato determinante sensibilità.

Per una dettagliata ricostruzione in inglese degli ultimi avvenimenti, si veda anche
http://www.tcgnews.com/santiagotimes/index.php?nav=story&story_id=15685&topic_id=15

Inoltre il Collettivo "Kolectivo We Newen" chiede a chiunque in rete abbia materiale fotografico, audio o visivo che riguardi Matías o le repressioni, di inviarlo a kolectivowenewen@gmail.com

Altre informazioni presso i siti del Kolectivo We Newen
http://www.kolectivowenewen.tk
http://www.kolectivoweneweninforma.tk

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