Mapuche
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29 Ottobre 2012
José Huenchunao: Werkén Mapuche del Territorio Lleulleuche.
Pubblicato su: Actores Sociales, Entrevistas.
Traduzione: L.T. Sepulveda
José Huenchunao

Fonte: http://elirreverente.cl/?p=4292

José Huenchunao Mariñán, 42 anni, è un importante leader del movimento mapuche.
Originario della comunità di El Malo, sulla riva del lago Lleu Lleu, ha dedicato la sua vita a lottare per i diritti del suo popolo. Ex portavoce della Coordinatrice delle Comunità in Conflitto Arauco-Malleco (CAM), ha vissuto vari anni da clandestino ed è stato varie volte Prigioniero Politico.

Attualmente è Werkén nel territorio Lleulleuch della provincia di Arauco. In uno dei suoi recenti viaggi a Santiago, tra i rumori della stazione degli autobus,
El Irriverente ha avuto la possibilità di conversare con lui per un breve momento, solo qualche minuto prima che prendesse un autobus per tornare a sud.

In quella conversazione ci comunica i progressi fatti nel processo di ricomposizione del Popolo Nazione Mapuche ma pone l'accento sulla necessità di aprire un progetto di liberazione del popolo Mapuche che si relazioni con la resistenza, verso un sistema che coinvolga anche altri popoli.

. Por Abner Vega Cabrera
– Inquietando Desde el Margen – Santiago

Dopo 510 anni dall'arrivo degli invasori europei in America quali sono i processi della storia recente dei popoli indigeni d'America su cui tu porresti l'attenzione?

Io credo che dagli anni '60 in poi i popoli indigeni si siano progressivamente impossessati dei propri diritti. Sappiamo che tutti i paesi latinoamericani hanno avuto un periodo di dittatura ma anche questo è servito, in qualche modo, a rinforzare i legami con altri movimenti; questo ci ha fatto riflettere su quale sarebbe stata la relazione non solo con il potere della dominazione diretta ma anche con i movimenti che in questo momento consideriamo “movimenti fratelli”, vale a dire le parti oppresse o di sinistra, perchè anche loro esercitavano sul nostro popolo una sorta di “colonialismo ideologico” . Ciò che accadde con la dittatura e la lotta tra socialismo e capitalismo ci ha permesso di vederci come popoli indigeni in America Latina.

Prodotto da quella situazione fa la sua comparsa una delle icone che hanno dato nuova forza al movimento Mapuche, i 500 anni. Un altro dei fatti che hanno aiutato molto è stato il movimento degli Zapatistas.

Nel caso del popolo Mapuche, quali sono gli elementi del movimento Zapatista che avete guardato di buon occhio, quelli che in qualche modo avete poi ripreso per la lotta del vostro popolo?

Quello che più di tutto abbiamo apprezzato è stata la partecipazione del popolo indigeno, anche se, a dire il vero, in termini di strategia politica e di ideologia ci sono delle differenze nel nostro modo di pianificare la ricostruzione o la resistenza del nostro popolo. Quello a cui però diamo moltissimo valore è proprio questa partecipazione perchè fece si che altri popoli indigeni, con le loro particolarità, capissero che anche in questi tempi era possibile continuare a lottare, pensarsi come popolo e poter dar vita a un processo più completo per combattere i propri nemici che sono comuni a tutti i popoli oppressi, soprattutto a quelli indigeni americani, che, in questo senso, hanno moltissimi punti di contatto.

A proposito delle altre popolazioni indigene che ci sono in Cile, il popolo Mapuche ha qualche relazione, o qualche influenza, per esempio con i movimenti dei Rapa Nui o degli Aymara?

Io direi di no, perchè in realtà anche i Rapa Nui o gli Aymara hanno le loro battaglie ma non sono riusciti a dar forma ad una lotta che sia di popolo, di autonomia, di territorio, di libertà, una lotta che vada oltre i passi che può dettare lo Stato o lo stesso sistema.

Il popolo Mapuche ha progressivamente formato un movimento di resistenza e lotta però all'interno di questo movimento si notano alcuni settori con intenzioni molto più decise in merito a autonomia e controllo del territorio. Come valuti le scommesse politiche che sono state fatte?

Bhé, io credo che il movimento Mapuche ha fatto un salto qualitativo, c'è più chiarezza nelle intenzioni politicho-ideologiche, soprattutto di una parte importante del Direttivo Mapuche, e quando dico Direttivo Mapuche intendo incluse le autorità tradizionali, che oggi non hanno più un'importanza solo folclorica ma anche caratteristiche sociali e politiche che gli permettono di essere l'autorità principale di un popolo.

C'è quindi un progresso nella ricomposizione del popolo-nazione Mapuche?

Secondo me si, perchè siamo andati avanti da quando si pianificava, per esempio, il recupero simbolico delle terre ad oggi, che si parla di controllo territoriale. Ci sono movimenti di autonomia anche se non si sono tradotti in esperienze concrete; questi sono risultati importanti. Oggi i capi Mapuche parlano di Popolo Nazione, c'è quest'idea e si riconosce come questi progetti passano necessariamente per il nostro modo di vedere e creare la liberazione del popolo Mapuche ma anche come hanno a che vedere con la resistenza, verso un sistema che va oltre la particolarità del nostro popolo coinvolgendo altri popoli.

Poco fa sottolineavi che “le politiche sociali di tutti i governi dopo la dittatura di Pinochet mirano a destrutturare ancora di più le comunità e a distruggere il tessuto socio culturale che ancora conserva il popolo Mapuche”, questo significa che non vedi grandi differenze nella condotta della dittatura militare, della concertazione o dell'attuale governo di destra nei vostri confronti?

In realtà non ci sono differenze tra questi governi che si sono succeduti in Cile, le loro politiche di fondo sono le stesse: dominazione, colonialismo, esproprio; fondamentalmente c'è un'intenzione del sistema che mira all'eliminazione del popolo Mapuche e di tutte le sue politiche, tanto giuridiche quanto sociali, mirano direttamente alla disarticolazione del popolo Mapuche per un definitivo sterminio.

Le strutture di dominio del capitalismo si consolidano con una strategia che si contrappone agli interessi dei popoli che lottano per la vita, per l'umanità, per la giustizia, per l'uguaglianza. Non riusciamo a capire perchè tanta avidità, tanta ingiustizia, tanti poveri nel mondo, perchè tanto esproprio.

L'antico mapuche non riusciva a capire perchè il conquistatore spagnolo uccideva e schiavizzava per prendere l'oro; oggi io non riesco a capire perché i proprietari di Forestale, i Matte, i Larraín e gli eredi degli Angelini, posseggono milioni di ettari di terra e i Mapuche, proprietari originari, sono privati delle loro terre, quasi il 50% vive ingrossando le fila della povertà nelle grandi città del paese, a volte non hanno neanche un piatto di cibo mentre i proprietari di Forestales possono averne mille. Sono queste, in realtà, le ragioni per cui noi Mapuche lottiamo.

Quali fatti potresti sottolineare, avvenuti negli ultimi mesi, che dimostrano come avviene la repressione del popolo Mapuche?

Bhé, oggi vediamo che con questo governo ci sono delle differenze, si solo di forma, perchè è stato più diretto nella repressione, senza girarci troppo intorno.
Per esempio reprimono direttamente e spiegando tutte le loro forze. Le riunioni sulla sicurezza che ha fatto il governo sono espressioni concrete del fatto che hanno un'idea e una strategia concrete su come frenare il movimento Mapuche; senza nascondere nulla, vanno e vengono dalla Colombia, vanno a studiare le esperienze di repressione che ci sono lì, a vedere come in Colombia frenano le espressioni rivoluzionarie.

Qual'è, secondo te, la principale sfida che deve affrontare il movimento Mapuche in Cile in questo momento?

In questo momento, secondo me, dobbiamo, da un lato continuare a consolidare il processo di controllo territoriale, che è la base essenziale per poter parlare di autonomia, o realizzare esperienze di autonomia all'interno del territorio mapuche e, dall'altro lato, a prescindere dalle difficoltà che abbiamo, come ad esempio la distanza tra de divisioni territoriali o anche le differenze tra organizzazioni sociali e politiche, possiamo cercare la via per costruire un'organizzazione mapuche che ci permetta di affrontare il tema come popolo e non come un movimento che apparentemente sembra isolato e diviso.

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