Mapuche
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11 gennaio 2011
Mapuche: La resistenza più lunga dell'America Latina.

fonte: http://www.bbc.co.uk
traduzione: Sabrina

I Mapuche si sono opposti con ferocia ai conquistatori spagnoli, e ora, oltre cinque secoli dopo, la loro guerra continua per reclamare ciò che considerano proprio: la terra dei loro antenati che oggi è in mano allo Stato, a singole persone e a imprese private.

Nilsa

I Mapuche sono stati confinati in 5.000 km quadrati

In Cile i mapuche abitavano un territorio grande 100.000 km quadrati ma nel corso della storia sono rimasti confinati in soli 5.000 km quadrati – appena il 5% di quello che erano le loro terre. La loro lotta mira quindi al recipero delle terre perse.

Negli ultimi anni la lotta mapuche, l'etnia nativa più numerosa del paese, si è intensificata. Il conflitto ha causato una spaccature nella società cilena e per alcuni costituisce una macchia nera per quanto riguarda la difesa dei diritti umani.
Quest'ultimo decennio si chiude con tre tre giovani Mapuche morti, 40 Mapuche attulamente detenuti e un'altra ventina con cause giudiziarie in corso e, secondo diverse organizazioni sociali, con circa 400 persone accusate di fatti legati al conflitto mapuche.

Zona calda

Secondo il ricercatore cileno Eduardo Mella, i Mapuche sono una preda costante del illkun: una rabbia che lungi dall'essere irrazionale o inopportuna si fonda invece su ragioni storiche. Nella lingua mapudungun Mpauche infatti non significa altro che "gente della terra".

La rabbia dei mapuche ha assunto diverse forme, dall'occupazione simbolica di latifondi privati al recente sciopero della fame di 88 giorni portato avanti nelle carceri in cui sono detenuti gli attivisti.

L'aver dato espressione alla loro rabbia ha comportato citazioni in giudiziio per crimini quali presunti attentati contro latifondisti e incendio doloso di camion e piantagioni.

L'epicentro del conflitto tra Mapuche e stato cileno è certamente a sud frl fiume Bío-Bío. Nella regione dell'Araucanía, i Mapuche costituiscono un terzo della popolazione. Questa è anche la regione di maggiore sfruttamento forestale nonché la regione con il più alto indice di povertà del paese che qui riguarda il 27% della popolazione.

Terre contese

- Durante il dominio spagnolo, i Mapuche abitavano un'area di circa 100.000 km2 (10 milioni di ettari) nella regione centro-meridionale del paese.

- A partire dalla fine del XIX secolo e in particolare a partire dalla cosiddetta "Campagna di pacificazione dell'Araucania", i Mapuche furono confinati in 'area grande appena il 5% delle loro terre originali.

- Durante la Riforma Agraria del presidente Salvador Allende (1970-1973) ci fu un parziale recupero dei territori ancestrali., ma il susseguente regime militare (Augusto Pinochet, 1974-1990), tornò a espropriare le terre mapuche.

- La Legge Indigena 19.253, emessa nel 1993 durante il governo di Patricio Aylwin, prevedeva la restituzione delle terre mapuche, anche se non nella misura in cui in cui veniva reclamata dagli stessi mapuche.

- Durante il mandato deiRicardo Lagos (2000-2005) fu promessa la restituzione di 150.000 ettari di terreno, ma di fatto furono restituito solo 30.000 ettari.

- Secondo fonti ufficiali, tra il 1994 e il 2009 ai Mapuche furono consegnati 667.000 ettari di terreno, ma altre organizzazioni parlano di appena 94.000 ettari.

Un dolore che non si può spiegare

Per raggiungere la comunità di Temucuicui Autonoma bisogna percorrere la strada fino a che finisce l'asfalto e il sentiero diventi quasi impercorribile. Bisogna inoltre avere il benestare dei leader comunitari poiché la comunità vive in uno stato di allerta costante a causa delle costanti perquisizioni della comunità fatte dalle forze di sicurezza in perenne ricerca di prove per sospettati attentati incendari.
"Sento un dolore che non so come spiegare", dice Lucía Cayul Queipul a BBC Mondo al ritrono da un'udienza giudiziale in cui venne negata la libertà provvisoria al figlio. Dei sette figli di Lucía, sei sono stati o sono in carcere.

"Noi ci siamo assunti questa parte di un processo più ampio, nel quale rivendichiamo i nostri diritti territoriali, culturali e politici - calpestati e negati dallo stato. Abbiamo alzato la voce, ma non siamo responsabili dei crimini che dicono, questo invece fa parte di una persecuzione", afferma Jaime Huenchullán, che a sua volta è stato incarcerato, ha vissuto in clandestinità e che oggi, dopo un processo giudiziario, è stato assolto ed è tornato a Temucuicui.

Il tempo che si dedica alla lotta per i peñis (fratelli) incarcerati", dice Huenchullán, "é talmente tanto che non resta tempo per fare altro e la mancanza di lavoro sta lasciando il segno sul benessere delle famiglie." Una casetta fatiscente che odora di legno vecchio, qualche maiale e poche galline sono l'immagine di quanto afferma Jaime Huenchullán: è tutto quanto possiede.

Divisi

Ovviamente non tutti sono in linea con questa forma di attivismo. Di fatto Temucuicui Autónoma sè è separata dalla vicina Temucuiui Tradicional per i disaccordi sui metodi e le forme dell'attivismo.

C'è chi è stanco della situazione

"I Mapuche siamo sempre stati calpestati dallo Stato, così è, ma ora abbiamo bisogno di pace. Di fatto chi commette delitti è solo un gruppo piccolo, e noi en siamo stanchi perché ci viene addossato a tutti", protesta Olga Huichacura, che ha deciso di recarsi a Temuco per partecipare alla Marcia "Araucanía Unida por la Paz".
La divisione di questa comunità, una delle 3.000 comunità situate attorno a Temuco, è un esempio che mostra bene cosa succede tra i Mapuche: un popolo dalle molti voci, senza una gerarchia unica, nel quale c'è spazio per diverse lineee di pensiero su come debba essere reclamata la terra e il diritto alla propria identità.
Gli uni scelgono l'intransigenza, altri accettano qualche forma di dialogo con il mondo degli huinca, como i Mapuche chiamano in non-indigeni. Lo huinca è il binaoc, l'impresario, il latifondista, il funzionario. Curiosamente, la traduzione letteraria dal mapudungun è "ladrone".

"Cose atroci"

Dall'altra parte del sentiero malmesso verso Temucuicui si estendono i campi della famiglia Urban che sono eanch'essi un'emblema di questa lotta. La famiglia Urban, di origini franco-svizzere, si è stabilita sul luogo ne-l 1903 e oggi don René è incaricato a gestire lo sfruttamento agropecuario in quasi 700 ettari di terreno.
Dal 2001 ad oggi gli Urban hanno denunciato 80 aggressioni da parte dei loro vecini Mapuche nonostante il corpo di polizia che vigila in modo permanente sulla loro terra.

"Abbiamo subito cose atroci, come quando hanno bruciato il camion a mio padre e si è bruciato le mani, o quando ci rubano del bestiame che sgozzano e lasciano a marcire sulla strada … I bambini si rendono conto e bisogna spiegare loro che è semplicemente gente cattiva, nient'altro", afferma in una conversazione con BBC Mondo Héctor Urban, figlio di René e membro dell'impresa famigliare.

Secondo gli Urban, molti altri vicini vorrebbero denunciare gli affronti subiti ma non ne hanno il coraggio. Pensano che per "aver parlato" essi si siano trasformati per i Mapuche in qualcosa come un simbolo del nemico.

"I medi agricoltori sono le maggiori vittime perché vivono in campagna con le proprie famiglie, loro stessi lavorano la terra e sono quindi più vulnerabili agli attacchi", sostiene l'avvocato Carlos Tenorio, che rappresenta la famiglia Urban e altri produttori in tribunale.

Secondo la cosmovisione mapuche l'uomo ha un vincolo indissolubile con la terra stablito tramite la Creazione e la terra è di proprietà comunitaria.

Responsabilità statale

Così, per trovare una soluzione, sia i mapuche sia i proprietari terrieri guardano nello stessa direzione, e cioè allo Stato.

A ben vedere, la disputa dura da 130 anni, da quando la Campagna di Pacificazione dell'Araucania ha creato forti contrasti con le comunità native e dopo molti morti ha finito per sradicare intere comunità.

"Abbiamo alzato la voce, ma non siamo responsabili dei crimini che dicono", afferma Jaime Huenchullán.

L'attuale governo di Sebastián Piñera ha promesso la restituzione delle terre poiché lo stato dipsone di fondi per poter comprare e consegnare le terre agli Indigeni. Il porcesso è accompagnato da numerose polemiche, a partire da come definire le comunità che beneficieranno fino al boom di rialzi dei prezzi della terra e la speculazione immobiliare messa in atto nella zona appena lo stato si è diventato un acquirente.
"Se la società cilena si è impegnata a far sì che le terre indigene si igrandiscano, noi dobbiamo assicurare che ciò venga attuato ma senza che anadre a toccare i diritti dei proprietari che non possono essere obbligati a vendere", dichiara Sebastián Donoso, assessore speciale per gli Affari Indigeni del governo cileno, a BBC Mondo.
Il governo ha avvertito che tutti i gruppi sospettati di fare uso di violenza resteranno esclusi dai sussidi e dagli aiuti governativi. Secondo gli analisti consultati da BBC Mondo, questa posizione del governo potrebbe far aumentare le divisioni tra i mapuche stessi.

Ci sono dunque delle soluzioni in vista per il conflitto in corso? Sarà difficile trovarle, sostengono anche i più ottimisti. In fin dei conti, l'oggetto della contesa è una risorsa finita e preziosa: la terra.

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