Mapuche
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30 giugno 2006
Greenpeace Cile contro Anacleto Angelini
All'imprenditore italiano nel Paese sudamericano è stato riconosciuto il
titolo di nemico numero uno dell'ambiente

Santiago del Cile - L'organizzazione ambientalista Greenpeace ha puntato
il dito contro l'imprenditore italiano in Cile Anacleto Angelini. E' a lui
che ha destinato infatti il "Premio Condorazo ambiental 2006",
riconoscimento a quello che viene considerato il nemico numero uno
dell'ambiente nel Paese sudamericano Cile.

"Con l'inizio delle attività degli impianti industriali della Celco
(azienda del gruppo Angelini, ndr) a Nueva Aldea, che minaccia di
contaminare la Valle de Itata e per l'insistenza a negare i fatti avvenuti
nel Santuario Río Cruces, Celco si merita questo premio": questa la
motivazione ufficiale, segnalata da Samuel Leiva, coordinatore della
Campaña de Celulosa di Greenpeace Cile.

Secondo gli ecologisti, la produzione di cellulosa a Nueva Aldea per mano
dell'impresa di Angelini, che ha inizio in questi giorni, rischia di
mettere a rischio la salute, l'ambiente e l'economia locale di almeno
45.000 persone. I vincoli ambientali per l'impresa sarebbero infatti
larghi e anzi le autorità locali hanno lasciato ai proprietari degli
impianti ancora un anno di tempo per realizzare lo studio dell'impatto
ambientale. Su questo su basa la protesta sfociata poi nel premio degli
ambientalisti.

Secondo Greeenpeace, la Celco al momento avrebbe "dato solamente
informazioni superficiali alla cittadinanza e questo premio riflette il
sentimento della gente del Valle de Itata".

Con quest'iniziativa, infatti, Greenpeace spera di richiamare l'attenzione
sul fatto che l'impresa dovrebbe dare maggiori garanzie sui procedimenti
industriali che vengono utilizzati nelal produzione: nessun uso di
sostanze cloriche, per esempio, per sbiancare la cellulosa.

Angelini è tra gli imprenditori più potenti di tutto il Sud America: con
un impegno massiccio nel settore della carta e quindi con implicazioni
notevoli in ambito ambientale, ha investimenti e piantagioni in Cile e
Argentina e un peso politico notevole che lo hanno spesso portato negli
uffici dell'ex-presidente Ricardo Lagos.

Non è la prima volta che "don Cleto", com'è chiamato in Cile, rimbalza
nella cronaca per la responsabilità sociale delle sue imprese: tra le sue
lotte, infatti, quella con gli indios Mapuche, le cui terre sono state
vendute da Pinochet all'imprenditore italiano, con relativa espulsione
degli antichi abitanti. Figlio e nipote di imprenditori e commercianti di
granaglie di Ferrara, a 22 anni ebbe la prima esperienza migratoria in
Etiopia, poi nel 1948 partì per Santiago. Vernici, sfruttamento delle
foreste, finanza, cantieri navali, industria metalmeccanica, elettricità,
servizi e miniere (oro e carbone) e agro-industriale sono i settori in cui
opera.

News ITALIA PRESS
http://www.newsitaliapress.it/interna.asp?sez=266&info=128055

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