Mapuche
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Documentazione:

21 luglio 2009
Desaparecidos, il Comune si costituisce parte civile.
Così anche la Regione Emilia Romagna nel processo a Podlech Michaud, arrestato a Madrid l'anno scorso. L'ex procuratore militare, durante la dittatura Pinochet in Cile, fu l'aguzzino del pavullese Omar Venturelli Leonelli

Il pavullese Omar Venturelli Modena, 21 luglio 2009. IL COMUNE di Pavullo si costituisce parte lesa nel processo penale contro Alfonso Podlech Michaud, 74 anni, ex procuratore militare durante la dittatura Pinochet, arrestato a Madrid il 27 luglio di un anno fa dal giudice Garzòn. E’ accusato di essere l’aguzzino di Omar Venturelli Leonelli, pavullese, e di altri desaparecidos. Ora si trova nel carcere di Rebibbia a Roma.

SI È COSTITUITA parte civile anche la Regione Emilia Romagna. L’udienza preliminare si terrà oggi nel Tribunale della capitale. E’ stata la Procura di Roma a chiedere, nel 1998, l’arresto di Podlech. Iscrisse nell’elenco degli indagati anche il generale Augusto Pinochet, morto il 10 dicembre 2006.

«MI AUGURO che quanto stiamo facendo possa essere utile affinché sia fatta giustizia», commenta Antonio Parenti, assessore del comune di Pavullo. Podlech è considerato il boia di Temuco. Il suo nome incuteva terrore in questa città dove viveva Omar Venturelli, figlio di emigranti di Crocette di Miceno di Pavullo (migrarono a Capitan Pastene, Cile, nel 1904), con la moglie Fresia Cea e la figlia Maria Paz che allora aveva due anni. Iscritto nella lista dei ricercati l’11 settembre 1973, Omar si presentò in caserma spontaneamente il giorno successivo per sapere di quali accuse dovesse rispondere.

IL 4 OTTOBRE si persero le sue tracce dal carcere di Temuco dove era rinchiuso per attività sovversiva. Aveva 33 anni. Insegnante di pedagogia all’Università Cattolica di Temuco, faceva parte del gruppo dei Cristiani per il Socialismo: portava avanti un forte impegno sociale ed era paladino degli indios Mapuche che, come nativi, reclamavano le terre loro sottratte e date ai colonizzatori.

«QUESTA SUA ATTIVITÀ in favore della popolazione indigena gli creò grossissimi problemi con i latifondisti», ci ha dichiarato la figlia Maria Paz in una recente intervista. «Anche la mamma fu iscritta nella lista dei ricercati. Riuscì a fuggire in Italia portando anche me. Abbiamo trascorso gran parte del nostro esilio a Bologna dove viviamo ora».

PRIMA DI FARSI una famiglia, Omar Venturelli era stato prete. «Era un uomo dal carattere molto forte a cui piaceva moltissimo vivere la socialità — dice la figlia —. Questo fatto, sicuramente, è stato la base della sua vocazione sacerdotale e del suo lavoro politico rivolto verso i più emarginati». «Mi auguro — ha aggiunto — che il processo si concluda con la condanna e che questo sia il primo di tanti altri casi. Sarebbe la prima volta che la giustizia italiana processa, non in contumacia, un responsabile di crimini contro l’umanità».

di WALTER BELLISI
http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/modena/2009/07/21/208666-desaparecidos_comune_costituisce_parte_civile.shtml

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