Mapuche
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Documentazione: Benetton vs Mapuche.
21 maggio 2006
Lettera aperta a Luciano Benetton e Adolfo Pérez Esquivel
Atilio Curiñanco e Rosa Rúa Nahuelquir che, nel maggio 2004 hanno dovuto affrontare un processo per "usurpazione" promosso dalla multinazionale italiana Benetton, hanno fatto sapere ieri la loro attuale situazione attraverso una lettera aperta indirizzata all'industriale Luciano Benetton e al Premio Nobel della Pace Adolfo Pérez Esquivel.

Esquel, Chubut, Patagonia, 21 maggio 2006

A tutta l'opinione pubblica,
nell'ottobre 2002 siamo stati violentemente sgomberati dal fondo Santa Rosa, nella zona di Leleque, provincia del Chubut (Argentina) in seguito ad una denuncia penale promossa dal gruppo italiano Benetton, che ostenta una proprietà di 900.000 ettari nella Patagonia, "donata" da un presidente argentino. Lo sgombero è stato ordinato dall'allora giudice d'istruzione José Colabelli, oggi destituito per il cattivo disimpegno e la non scusabile mancata conoscenza del diritto.

In quel fondo avevamo realizzato numerose migliorie e lavori agricoli come: un orto, piantato delle fragole, una baracca, un canale di irrigazione ed allevato animali quali buoi, cavalli, galline, oche e tacchini. Avevamo anche costruito una piccola abitazione. E' stato tutto raso al suolo e la Compañía de Tierras di Benetton ha distrutto tutti i lavori effettuati.

Nel maggio 2004 il Tribunale della provincia del Chubut ci ha assolti totalmente dall'accusa penale, ma ha sentenziato la restituzione del fondo alla Compañía de Tierras (Benetton).

Nel settembre 2004 il signor Adolfo Pérez Esquivel ci ha fatto sapere che Benetton aveva offerto un intervento riparatore per la nostra famiglia. Abbiamo risposto a Benetton, attraverso il Serpaj e Pérez Esquivel, che la riparazione che accettavamo era la restituzione di tutti i danni morali e materiali provocati dallo sgombero.
Abbiamo anche sollecitato che venissero ritirati gli oggetti della cultura mapuche esposti nel Museo Leleque (amministrato dalla Compañía de Tierras). Abbiamo specificato che non avremmo accettato una donazione, bensì una restituzione poiché fino al momento della nostra occupazione il fondo non era stato lavorato da Benetton e la nostra famiglia era stata l'unica a dare una utilità sociale al luogo.

Su richiesta di Pérez Esquivel e di Luciano Benetton, abbiamo viaggiato in Italia assieme al nostro avvocato Gustavo Macayo ed al signor Mauro Millán. L'11 novembre 2004 ci siamo riuniti per quasi 4 ore con Benetton, la moglie e il figlio, Pérez Esquivel, l'ambasciatore argentino in Italia, il signor Gianni Minà, il sindaco di Roma, due avvocati della fondazione Gorbaciov e un membro dell'organizzazione italiana Radici.

Durante l'incontro abbiamo offerto la possibilità che Benetton consegni il fondo Santa Rosa allo Stato argentino, in modo che lo Stato lo restituisca successivamente alla nostra famiglia, considerato che Benetton non desiderava effettuare una restituzione bensì una donazione, proposta che noi avevamo rifiutato ancor prima di partire.

Benetton ha chiesto un tempo di riflessione per rispondere alla nostra proposta, in quanto si doveva consultare con i suoi avvocati di Treviso e della Patagonia. Sono trascorsi quasi due anni da quel momento e fino ad oggi non c'è una risposta. Benetton non ha voluto porre l'esito dell'incontro per iscritto, adducendo che la sua parola non necessitava di essere scritta. Ma, a quanto pare, fino ad oggi noi siamo gli unici a mantenere la parola.

In questo periodo ci troviamo senza lavoro stabile, senza un pezzo di terra da poter lavorare, costretti a chiedere una aiuto al governo per mangiare e con un numeroso nucleo famigliare a carico. Neanche la provincia del Chubut ha risposto alla nostra richiesta di terra da lavorare, lo stesso accade con numerose altre famiglie mapuche, che sono nella nostra condizione.

Vogliamo sottolineare che i danneggiati siamo noi della famiglia CURIÑANCO - RÚA NAHUELQUIR, per evitare che qualcuno possa confondere le cose.

Distintamente
ROSA RÚA NAHUELQUIR

ATILIO CURIÑANCO

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