Mapuche
| home | archivio | benetton | documentazione | contatto |
Documentazione: Benetton vs Mapuche.
18 de Marzo del 2004.
Specchietti colorati.

Federico Sartor, direttore stampa del gruppo Benetton, ha confutato giorni fa in un giornale italiano l'articolo "Instrucciones para hacer latinfundios". Quella che segue è una piccola risposta alle sue argomentazioni.

Il Longko Lorenzo Quilaqueo ci insegna che prima che sorga il sole si ringrazia la natura per il nuovo giorno, e le si chiede il permesso per poterla lavorare e per poter usufruire dei suoi frutti. Dice il Longko che questo raccontavano i suoi avi, e ancora oggi a 87 anni si adopera per farlo apprendere agli altri. E dice ancora che se non si rispetta la natura, alla fine questa ti si ritorce contro. Nella sua cosmovisione, l'uomo non vive sopra la terra, ma è parte di essa.

Per questo il suo popolo si chiama Mapuche, che significa gente della terra.
Il gruppo Benetton è accusato dal popolo Mapuche di usurpare terre ancestrali e di sgomberare popolazioni Mapuche, al fine di ingrandire le sue proprietà, che già si estendono per 900.000 ettari.

Uno di questi conflitti è quello con la famiglia Curiñanco, evacuata, con una denuncia degli amministratori del gruppo, dalla sua terra nelle vicinanze di Lelque, la tenuta piu' grande di Benetton. Il caso- che si tratterà in tribunale a partire dal 14 Aprile- ha riscosso risonanza internazionale, permettendo altresì di rivelare altri episodi di sgombero e sequestro di fiumi e strade comunali.

Preoccupato per la sua immagine, il Direttore Stampa e Comunicazione del gruppo Benetton, Federico Sartor, ha cercato di smentire tutte, una ad una, le accuse elencate in un articolo dello scorso anno contro la Compañía de Tierras Sud Argentino (CTSA), il latifondo del gruppo italiano in Patagonia.

Ma proprio il Sartor inizia in maniera quantomeno balzana la sua risposta, smentendo addirittura sè stesso: ci informa infatti che il CTSA è una società "indipendente rispetto al gruppo Benetton" e che l'unico punto in comune è il controllo da parte di "Edizione Holding", società madre e finanziaria del gruppo.

Curioso, in primo luogo, vedere che Benetton, pur non avendo relazione diretta con la CTSA, le presti il suo direttore di stampa per difendersi: forse cio' si spiega con il fatto che la Compagnia fornisce al gruppo 3.1 milioni di chili di lana all'anno, circa il 20% di quella che utilizza mondialmente. O forse sarà perchè nella direzione della CTSA figura come presidente un tale Carlo Benetton, che agli atti dell'Assemblea degli Azionisti, presentata all'Ispezione Generale di Giustizia della Repubblica Argentina, si presentò con il documento numero 111.747A, dichiarando di essere di nazionalità italiana e di professione industriale.

Sospettiamo - e solo questo- che tale Carlo Benetton abbia altro a che vedere con il Gruppo Benetton SA, per quanto Sartor lo neghi e insista che siano famosi solo per le linee di abbigliamento.

La generosità di Sartor non si limita alla difesa di un'impresa con la quale non avrebbe alcuna relazione, ma che ricopre con il suo manto di grazia gli abitanti della Capitale Federale. Secondo il portavoce sarebbe falsa l'affermazione che la proprietà di Benetton è 40 volte piu' grande della Capitale Federale, semplicemente perchè, secondo lui, la città di Buenos Aires si estenderebbe per "200.000 ettari", addirittura dieci volte quello che in realtà misura.

Peccato che la scoperta geografica, che certamente avrebbe potuto mettere fine ai problemi urbani di una delle città più rumorose e grandi dell'america latina, sfortunatamente non sia reale.

Non contento di questo, Sartor arriva a dire che soltanto le terre (della CTSA) della provincia di Buenos Aires sono di grande qualità e di un elevato valore unitario per ettaro. Il resto della proprietà sarebbe di scarso valore, poichè si trova nella zona della Cordillera, nella steppa Patagónica e nella costa, e può accogliere un numero molto basso di capi d'allevamento.

Non solo, dunque, contraddice lo stesso Benetton -dichiaratosi innamorato della Patagonia- ma occulta diversi aspetti importanti.

In primo luogo, che le terre possedute in Patagonia sono tra le migliori della zona, e che permettono comodamente di alimentare le sue 280.000 pecore, che godono del privilegio di avere a loro disposizione 3,2 ettari ciascuna, molto più di quello che possiedono le famiglie espropriate della loro terra.
In secondo luogo, che in alcune di queste terre sono in atto progetti minerari per l'estrazione dell'oro, alcuni dei quali si trovano in prossimità delle terre al centro della controversia; almeno tre dei progetti minerari della zona di Esquel, secondo la mappa che gli stessi avvocati della compagnia hanno presentato in Tribunale, si attuano nella proprietà di Benetton.

Quello che però che non trova spiegazione è la supposta mancanza di proporzioni; il conflitto con la famiglia Curiñanco interessa lo 0,001285% di quelle proprietà che Sartor disprezza, ma questo non impedisce che Benetton contatti lo studio di avvocati piu' caro della città di Essi Medesimi, che soffriranno certo più di un mal di testa, quando Carlo Benetton chiama a notte inoltrata per chiedere informazioni, e che non sembrano essersi resi conto che stanno difendendo qualcosa che non ha nessun valore.

Quello che sono riusciti ad ottenere gli avvocati -secondo la particolare visione di Sartor- è il sorpasso della giustizia, dal momento che nel suo articolo segnala che nel caso Curiñanco "il giudice competente ha emesso sentenza a favore della compagnia!", e che ora "è in corso una causa per stabilire la pena"

Se questo fosse certo- e non lo è- sarebbe la prima volta nella storia del diritto moderno che un accusato riceve la sentenza un mese e quattro giorni prima di essere giudicato. Chissà, questa profezia si spiega con il fatto che il giudice che presiedeva la causa, e ordinò lo sgombero preventivo della famiglia Curiñanco, era il Dr. Collabelli, lo stesso che sta ora affrontando un giudizio politico per le sue sentenze anonime contro il popolo Mapuche, da lui comparato senza esitazioni all'ETA.

Tutto il resto della risposta di Sartor continua con la stessa musica: menzogna
In riferimento alla chiusura dei fiumi, spiega che se il passaggio è impedito da tre lucchetti, sarebbe semplicemente per preservare la sua proprietà privata e l'ambiente.

Sempre secondo Sartor, chiunque chieda la chiave può passare, sia per transito che per fermarsi a pescare nella zona. Ciò che non dice è che quel "chiunque" non include i suoi impiegati - che sono stati i primi ad informarci della situazione della chiusura dei fiumi- nè tantomeno gli abitanti di Leleque.
In un altro articolo, lo stesso direttore stampa aveva con disprezzo definito coloro che protestavano, "attivisti che vogliono solo richiamare l'attenzione dello stato e strumentalizzano l'impresa per quest'obiettivo".

Su questo punto gli diamo ragione: Doña Candelaria, un'"attivista" mapuche di 86 anni, salta tutti i giorni un reticolato installato dagli amministratori dell'azienda, per poter andare a cercare acqua ad un ruscello per fare ginnastica sovversiva.

Rispetto alla Escuela 90, situata nella stazione Leleque, la sua omissione sembrerebbe confermare le sue reali intenzioni.
La scuola, scrive, è "responsabilità esclusiva dello stato".
Peccato che la scuola, per funzionare, necessiti degli alunni, che in questo caso sono la ventina di ragazzini che vivono alla stazione Leleque, una piccola isola che lo stato e Benetton vogliono evacuare per impiantare un'impresa turistica, descritta da Sartor nelle ultime sue righe.

Chiaro che, tuttavia, la compagnia non ha il potere di chiudere le scuole, ma ha il potere di farle sparire per mancanza di alunni. Perchè Sartor non puo' negare la sua partecipazione nel progetto turistico, che prevederebbe lo sgombero delle famiglie della zona.

Questione che, sia lo stato, sia l'amministratore della tenuta -chiamato suggestivamente Ronald Mac Donald-, cercano di concretizzare da circa un anno.
Tornando all'inizio, quando il Longko Lorenzo Quiraqueo ci racconta che tutto ritorna, e che gli ultimi 500 anni di invasione finiranno per dare inizio ad un ciclo ascendente che punirà gli invasori e redimerà gli oppressi, parla la stessa lingua di molti altri popoli originari del Sudamerica.

Sarà per via di questo cambiamento, che nel pacchetto di investimenti per 5 milioni di dollari, previsto da Benetton per le sue tenute in Patagonia, è inclusa la costruzione di un commissariato privato?

Forse questo sarà il modo di chiudere il cerchio e di convertirsi nei nuovi conquistadores della Patagonia. Comprano la terra a prezzi ridicoli, la polizia lavora privatamente per loro e Sartor, come gli anacoreti di 500 anni fa, distribuisce perline, gingilli e specchietti colorati, con la differenza che oggi si chiamano United Colors of Benetton

Sebastián Hacher
sebastian@riseup.net
Buenos Aires, 18 de Marzo del 2004.

"Se ne autorizza la riproduzione citando la fonte."