Mapuche
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Documentazione: Benetton vs Mapuche.

13 luglio 2004
Adolfo Perez Esquivel chiede all'imprenditore veneto un gesto dopo la sentenza che ha dato ragione all'azienda di Treviso
"Benetton, restituisci la terra agli indios"

Parla il premio nobel che difende i mapuche della Patagonia
di OMERO CIAI

"Ciò che chiedo è un gesto di solidarietà, un atto di altruismo verso questa famiglia mapuche che, cacciata dalla sua terra, non ha altro futuro che la povertà e la fame. Luciano Benetton deve capire che è stato coinvolto in una ingiustizia". Appena conosciuta la sentenza che ha dato ragione all'imprenditore veneto nella causa contro una famiglia di indios mapuche, il leader delle lotte per i diritti umani e premio Nobel per la pace nel 1980, Adolfo Perez Esquivel, ha preso carta e penna e ha scritto un appello contro quella che definisce "una vergognosa truffa ai danni degli indios della Patagonia". La ragione del contendere è un appezzamento di 385 ettari che fanno parte dei 900mila acquistati dall'azienda italiana in Argentina.

Eppure, don Adolfo, non c'è nulla di legalmente sbagliato in quella sentenza, i Benetton hanno i titoli di proprietà di quella terra e li hanno comprati dallo Stato argentino o no?

"Non è di questo che si discute. È evidente che c'è una responsabilità del governo argentino che, invece di concedere i titoli di proprietà ai mapuche, le vende ai capitalisti stranieri. Ma quella terra è dei mapuche per diritto storico, sono loro che la abitano da secoli, se la legge non lo riconosce e da ragione a Benetton per me vuol dire soltanto che la legge è sbagliata".

Secondo il suo ragionamento anche l'azienda italiana è stata vittima di una truffa?

"Certo, infatti non è Benetton il nostro nemico. Io voglio soltanto che si renda conto che è complice di una ingiustizia e gli offro il mio aiuto per ripararla".
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Ma se le cose stanno così qualsiasi imprenditore straniero che investe in Argentina rischia di trovarsi coinvolto in un caso del genere che finisce per danneggiare la sua immagine internazionale?

"Si, purtroppo. Sta accadendo la stessa cosa in un'altra regione del mio paese. A Salta, nel nord, dove la provincia ha venduto della terra ad una impresa americana che produce soia geneticamente modificata. Ci sono andato la settimana scorsa, numerose famiglie indigene sono state cacciate dalle terre demaniali in cui vivevano perché sono vendute all'impresa. Il giudice ha firmato gli ordini di sgombero. Ci mandano l'esercito".

I conflitti sulla proprietà della terra sono un tema secolare. Tutta l'America Latina moderna nasce dall'esproprio delle terre degli indigeni, e dal loro sterminio, da parte dei conquistatori spagnoli e portoghesi. Non crede che le democrazie contemporanee dovrebbero affrontare la questione con ben altro sforzo per trovare una soluzione giusta?

"Indubbiamente, per questo nel mio appello chiedo a Benetton un gesto che definisco "storico". Se un grande imprenditore come lui si rende conto della profonda ingiustizia che c'è dietro alla sentenza del Tribunale che gli ha dato ragione, darebbe un segnale dirompente contro tutta la politica di sfruttamento sofferta dagli indigeni. Per Benetton quei 385 ettari non rappresentano nulla, per la famiglia di Attilio Curiñanco sono niente meno che la vita".

Nell'appello lei dice di voler incontrare Benetton e di essere disposto a venire in Italia per questo.
"Sono certo che il dottor Benetton abbia agito in buona fede e per questo voglio incontrarlo e raccontargli la storia di quelle terre e delle comunità Mapuche che le abitano da secoli. Sono sicuro che comprenderà l'atroce ingiustizia che è stata commessa e che agirà di conseguenza. Non in base alla legge ma in base alla morale e alla ragion etica".

E se questo non dovesse succedere?

"Non credo che convenga a nessuno. La comunità dei mapuche è pronta a dare battaglia e noi porteremo il caso alla Corte di giustizia inter-americana e in tutte le sedi internazionali che si occupano dei diritti umani. Non vogliamo danneggiare l'immagine dell'azienda italiana ma se non dovessimo avere altra opzione... "

(12 luglio 2004)
http://www.repubblica.it/2004/g/sezioni/esteri/terraindios/
terraindios/terraindios.html

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