Mapuche
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Documentazione: Benetton vs Mapuche.
13 luglio 2004
Lettera aperta di Adolfo Pérez Esquivel, premio Nobel per la pace, al signor Benetton.
Riceva il mio saluto di Pace e Bene.

Le scrivo questa lettera, che spero legga attentamente, tra lo stupore e il dolore di sapere che Lei, un imprenditore di fama internazionale, si è avvalso del denaro e della complicità di un giudice senza scrupoli per togliere la terra ai fratelli Mapuche, nella provincia di Chubut, nella Patagonia Argentina.

Vorrei ricordarle che Mapuche significa Uomo della Terra e che esiste una comunione profonda tra la nostra Pachamama, “ la Madre Terra”, e i suoi figli.
Tra le braccia di Pachamama ci sono le generazioni che vissero e che riposano nei tempi della memoria.
Deve sapere che quando si toglie la terra ai popoli nativi li si condanna a morte, li si riduce alla miseria e all’oblio. Ma deve anche sapere che ci sono sempre dei ribelli che non zoppicano di fronte alle avversità e lottano per i loro diritti e la loro dignità come persone e come popolo.

Continueranno a reclamare i loro diritti sulle terre perchè sono i legittimi proprietari, di generazione in generazione, sebbene non siano in possesso dei documenti necessari per un sistema ingiusto che li affida a coloro che hanno denaro. É difficile capire quello che dico, se non si sa ascoltare il silenzio, se non si è in grado di recepire la sua voce e l’armonia dell’universo che è una delle cose più semplici della vita. Qualcosa che il denaro non potrà mai comperare.

Quando giunsero i conquistatori, gli “huincas" (i bianchi), massacrarono migliaiai di popoli “con i loro pali di fuoco” perpetrando etnocidio per appropriarsi della loro ricchezza e rubando loro terra e vita. Purtroppo questo saccheggio continua fino a oggi.

Signor Benetton, Lei ha comprato 90 mila ettari di terra in Patagonia per accrescere la sua ricchezza e potere e si muove con la stessa mentalità dei conquistatori; non ha bisogno di armi per raggiungere i suoi obiettivi ma uccide, con la stessa forma, usando il denaro. Vorrei ricordarle che “non sempre ciò che è legale è giusto, e non sempre quello che è giusto è legale”.

Vorrei dirle che Lei ha tolto, con la complicità di un giudice ingiusto, 385 ettari di terra, con la armi del denaro, a un'umile famiglia Mapuche con una dignità, un cuore, una vita; loro sono Atilio Curiñanco e Rosa Nahuelquir proprietari legittimi da sempre, per nascita e per diritto dei loro padri.

Vorrei farle una domanda, signor Benetton: Chi ha comprato la terra a Dio?

Lei sa che la sua fabbrica dagli abitanti del luogo è chiamata “la gabbia”, cinta con fil di ferro, che ha rinchiuso i venti, le nubi, le stelle, il sole e la luna. E' scomparsa la vita perchè tutto si riduce al mero valore economico e non all’armonia con la Madre Terra.

Lei si sta comportando come i signori feudali che alzavano muri di oppressione e di potere dei loro latifondi.

A Treviso, quel bel paese nel nord Italia, dove Lei ha il centro delle sue attività, non so quello che pensano i cittadini e le cittadine riguardo alle sue azioni.
Spero che reagiscano con senso critico e pretendano che Lei agisca con dignità e restituisca questi 385 ettari ai legittimi proprietari.

Sarebbe un gesto di grandezza morale e le assicuro che riceverebbe molto di più che la Terra: la grande ricchezza dell'amicizia che il denaro non potrà mai comprare.

Le chiedo, signor Benetton, che viaggi in Patagonia e che incontri i fratelli Mapuche e che divida con loro il silenzio, gli sguardi e le stelle.
Credo che il luogo che con la sua presenza chiamano “La gabbia”, verrebbe chiamata “L’amico” e la gente di Treviso sarebbe onorata di avere nel suo paese una persona con il cuore aperto alla compresione e alla solidarietà.

La decisione è sua. Se decide di restitutire la terra ai fratelli Mapuche mi impegno ad accompagnarla e dividere con Lei e ascoltare la voce del silenzio e del cuore.

Tutti siamo di passaggio nella vita, quando arriviamo siamo in realtà in partenza e non possiamo portare niente con noi.

Possiamo, però, lasciare al nostro passare le mani piene di speranza per costruire un mondo più giusto e fraterno per tutti.

Che la Pace e il Bene la illumini e le permettano di trovare il coraggio per correggere i suoi errori.

Adolfo Pérez Esquivel
Premio Nobel della Pace 1980


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